Continuiamo a parlare delle molli piacevolezze derivanti dalle tensioni finanziarie.
Oggi parliamo del protesto di un assegno. Il protesto è un atto pubblilco con cui un notatio o un pubblico ufficiale accerta il mancato pagamento di un assegno. Grazie al protesto chi, presentatore dell'assegno, non abbia ricevuto il pagamento, può ottenere la somma dovuta con un'azione giudiziaria contro l'emittente, i giranti dell'assegno (azione di regresso) e contro glil eventuali avallanti (coloro che hanno garantito per il suo pagamento).
Per elevare il protesto è necessario che l'assegno sia stato presentato per il pagamento entro il termine utile.
Il protesto viene pubblicato nel Registro Informatico dei Protesti, curato presso le Camere di commercio, e viene comunicato al Prefetto competente per territorio. La pubblicazione è mensile. Gli Ufficiali levatori trasmettono l'elenco il primo giorno di ogni mese. L'elenco contiene i protesti levati fino al 26° giorno del mese precedente fino al 27° giorno del mese antecedente. La Camera di Commercio provvede alla pubblicazione nei 10 giorni successivi al loro ricevimento.
Chiunque può acccedere alle notizie conservate nel registro negli ultimi 5 anni. per le notizie non contenute nella visura si può inoltrare alla Camera di Commercio una richiesta di "acccesso agli atti". A volte, comunque, i titoli protestati elencati nelle visure potrebbero essere stati pagati, in quanto il protestato potrebbe non aver richiesto né la cancellazione né l'annotazione di avvenuto pagamento.
Il debitore che esegue il pagamento entro 12 mesi dalla levata del protesto, può chiedere la cancellazione definitiva dal Registro Informatico dei Protesti. La richiesta di cancellazione si presenta al Presidente della Camera di Commercio, corredata di titolo in originale con atto di protesto o dichiarazione di rifiuto di pagamento, fotocopie fronte retro dell'assegno e dell'atto di protesto o della dichiarazione di rifiuto di pagamento e quietanza di pagamento in originale.
Si può essere depennati dall'elenco dei protesti PRIMA dell'inserimento del proprio nominativo nel Registro Informatico dei Protesti per la pubblicazione presentando domanda di cancellazione dal tabulato entro il giorno 10 del mese seguente la levata del protesto avvvenuta nell'arco di tempo compreso tra il giorno 27 ed il giorno 26 del mese successivo.
Si può cancellare dal Registro Informatico una cambiale protestata (non un assegno) e successivamente pagata purché il pagamento sia stato effettuato entro 12 mesi dalla levata del protesto. Se il pagamento è avvenuto dopo detto termine è necessario verificare se vi sono i requisiti per la riabilitazione.
Il pagamento di un assegno entro 60 giorni dal protesto (pagamento tardivo) può, in alcuni casi, evitare l'iscrizione alla CAI (Centrale di Allarme Interbancaria) di cui abbiamo parlato in un post precedente e la sanzione amministrativa irrogabile dalla Prefettura. E' ininfluente, però, ai fini della cancellazione dal Registro Informatico, in quanto la cancellazione è fattibile solo dopo aver ottenuto dal tribunale la riabilitazione del nominativo.
Dopo 5 anni dalla levata del protesto la cancellazione del nominativo dal Registro Informatico dei Protesti avviene automaticamente. E' però possibile ottenerla prima (ma dopo almeno un anno dalla levata del protesto) pagando al creditore l'importo dell'assegno + gli interessi di mora, ottenendo la sua liberatoria e il titolo quietanzato e presentando istanza di riabilitazione in tribunale.
La pubblicazione del protesto sul Registro può essere sospesa da un ordine dell'autorità giudiziaria. Questa sospensione è solo temporanea e non costituisce cancellazione del protesto.
Cerca nel blog:
Showing posts with label prestiti|sovraindebitamento|vessazioni finanziarie|usura. Show all posts
Showing posts with label prestiti|sovraindebitamento|vessazioni finanziarie|usura. Show all posts
Monday, 21 March 2011
Il protesto di un assegno.
Continuiamo a parlare delle molli piacevolezze derivanti dalle tensioni finanziarie.
Oggi parliamo del protesto di un assegno. Il protesto è un atto pubblilco con cui un notatio o un pubblico ufficiale accerta il mancato pagamento di un assegno. Grazie al protesto chi, presentatore dell'assegno, non abbia ricevuto il pagamento, può ottenere la somma dovuta con un'azione giudiziaria contro l'emittente, i giranti dell'assegno (azione di regresso) e contro glil eventuali avallanti (coloro che hanno garantito per il suo pagamento).
Per elevare il protesto è necessario che l'assegno sia stato presentato per il pagamento entro il termine utile.
Il protesto viene pubblicato nel Registro Informatico dei Protesti, curato presso le Camere di commercio, e viene comunicato al Prefetto competente per territorio. La pubblicazione è mensile. Gli Ufficiali levatori trasmettono l'elenco il primo giorno di ogni mese. L'elenco contiene i protesti levati fino al 26° giorno del mese precedente fino al 27° giorno del mese antecedente. La Camera di Commercio provvede alla pubblicazione nei 10 giorni successivi al loro ricevimento.
Chiunque può acccedere alle notizie conservate nel registro negli ultimi 5 anni. per le notizie non contenute nella visura si può inoltrare alla Camera di Commercio una richiesta di "acccesso agli atti". A volte, comunque, i titoli protestati elencati nelle visure potrebbero essere stati pagati, in quanto il protestato potrebbe non aver richiesto né la cancellazione né l'annotazione di avvenuto pagamento.
Il debitore che esegue il pagamento entro 12 mesi dalla levata del protesto, può chiedere la cancellazione definitiva dal Registro Informatico dei Protesti. La richiesta di cancellazione si presenta al Presidente della Camera di Commercio, corredata di titolo in originale con atto di protesto o dichiarazione di rifiuto di pagamento, fotocopie fronte retro dell'assegno e dell'atto di protesto o della dichiarazione di rifiuto di pagamento e quietanza di pagamento in originale.
Si può essere depennati dall'elenco dei protesti PRIMA dell'inserimento del proprio nominativo nel Registro Informatico dei Protesti per la pubblicazione presentando domanda di cancellazione dal tabulato entro il giorno 10 del mese seguente la levata del protesto avvvenuta nell'arco di tempo compreso tra il giorno 27 ed il giorno 26 del mese successivo.
Si può cancellare dal Registro Informatico una cambiale protestata (non un assegno) e successivamente pagata purché il pagamento sia stato effettuato entro 12 mesi dalla levata del protesto. Se il pagamento è avvenuto dopo detto termine è necessario verificare se vi sono i requisiti per la riabilitazione.
Il pagamento di un assegno entro 60 giorni dal protesto (pagamento tardivo) può, in alcuni casi, evitare l'iscrizione alla CAI (Centrale di Allarme Interbancaria) di cui abbiamo parlato in un post precedente e la sanzione amministrativa irrogabile dalla Prefettura. E' ininfluente, però, ai fini della cancellazione dal Registro Informatico, in quanto la cancellazione è fattibile solo dopo aver ottenuto dal tribunale la riabilitazione del nominativo.
Dopo 5 anni dalla levata del protesto la cancellazione del nominativo dal Registro Informatico dei Protesti avviene automaticamente. E' però possibile ottenerla prima (ma dopo almeno un anno dalla levata del protesto) pagando al creditore l'importo dell'assegno + gli interessi di mora, ottenendo la sua liberatoria e il titolo quietanzato e presentando istanza di riabilitazione in tribunale.
La pubblicazione del protesto sul Registro può essere sospesa da un ordine dell'autorità giudiziaria. Questa sospensione è solo temporanea e non costituisce cancellazione del protesto.
Oggi parliamo del protesto di un assegno. Il protesto è un atto pubblilco con cui un notatio o un pubblico ufficiale accerta il mancato pagamento di un assegno. Grazie al protesto chi, presentatore dell'assegno, non abbia ricevuto il pagamento, può ottenere la somma dovuta con un'azione giudiziaria contro l'emittente, i giranti dell'assegno (azione di regresso) e contro glil eventuali avallanti (coloro che hanno garantito per il suo pagamento).
Per elevare il protesto è necessario che l'assegno sia stato presentato per il pagamento entro il termine utile.
Il protesto viene pubblicato nel Registro Informatico dei Protesti, curato presso le Camere di commercio, e viene comunicato al Prefetto competente per territorio. La pubblicazione è mensile. Gli Ufficiali levatori trasmettono l'elenco il primo giorno di ogni mese. L'elenco contiene i protesti levati fino al 26° giorno del mese precedente fino al 27° giorno del mese antecedente. La Camera di Commercio provvede alla pubblicazione nei 10 giorni successivi al loro ricevimento.
Chiunque può acccedere alle notizie conservate nel registro negli ultimi 5 anni. per le notizie non contenute nella visura si può inoltrare alla Camera di Commercio una richiesta di "acccesso agli atti". A volte, comunque, i titoli protestati elencati nelle visure potrebbero essere stati pagati, in quanto il protestato potrebbe non aver richiesto né la cancellazione né l'annotazione di avvenuto pagamento.
Il debitore che esegue il pagamento entro 12 mesi dalla levata del protesto, può chiedere la cancellazione definitiva dal Registro Informatico dei Protesti. La richiesta di cancellazione si presenta al Presidente della Camera di Commercio, corredata di titolo in originale con atto di protesto o dichiarazione di rifiuto di pagamento, fotocopie fronte retro dell'assegno e dell'atto di protesto o della dichiarazione di rifiuto di pagamento e quietanza di pagamento in originale.
Si può essere depennati dall'elenco dei protesti PRIMA dell'inserimento del proprio nominativo nel Registro Informatico dei Protesti per la pubblicazione presentando domanda di cancellazione dal tabulato entro il giorno 10 del mese seguente la levata del protesto avvvenuta nell'arco di tempo compreso tra il giorno 27 ed il giorno 26 del mese successivo.
Si può cancellare dal Registro Informatico una cambiale protestata (non un assegno) e successivamente pagata purché il pagamento sia stato effettuato entro 12 mesi dalla levata del protesto. Se il pagamento è avvenuto dopo detto termine è necessario verificare se vi sono i requisiti per la riabilitazione.
Il pagamento di un assegno entro 60 giorni dal protesto (pagamento tardivo) può, in alcuni casi, evitare l'iscrizione alla CAI (Centrale di Allarme Interbancaria) di cui abbiamo parlato in un post precedente e la sanzione amministrativa irrogabile dalla Prefettura. E' ininfluente, però, ai fini della cancellazione dal Registro Informatico, in quanto la cancellazione è fattibile solo dopo aver ottenuto dal tribunale la riabilitazione del nominativo.
Dopo 5 anni dalla levata del protesto la cancellazione del nominativo dal Registro Informatico dei Protesti avviene automaticamente. E' però possibile ottenerla prima (ma dopo almeno un anno dalla levata del protesto) pagando al creditore l'importo dell'assegno + gli interessi di mora, ottenendo la sua liberatoria e il titolo quietanzato e presentando istanza di riabilitazione in tribunale.
La pubblicazione del protesto sul Registro può essere sospesa da un ordine dell'autorità giudiziaria. Questa sospensione è solo temporanea e non costituisce cancellazione del protesto.
Friday, 21 January 2011
Il pagamento tardivo dell'assegno.
Abbiamo visto in un post precedente quali siano le conseguenze dell'emissione di un assegno non coperto, cioè senza provvista, senza i fondi necessari al pagamento presso il conto corrente dell'emittente.
Vi ricordo che in tal caso si incorre in un illecito amministrativo punito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema".
Con un "pagamento tardivo" è possibile evitare le suddette conseguenze. Per pagamento tardivo si intende quello effettuato entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso. L'emittente dovrà pagare, oltre all'importo dovuto, anche una serie di oneri accessori:
- penale del 10% della somma
- interessi legali per il periodo fra la data di presentazione all'incasso e quella del pagamento tardivo
- le spese relative al protesto.
La banca deve comunicare entro il 10° giorno dalla presentazione dell'assegno il "preavviso di revoca" con cui informa il cliente della mancanza di provvista e della possibilità di evitare le sanzioni e la revoca di sistema con un pagamento tardivo dell'assegno.
Il pagamento tardivo, quando è comprensivo degli oneri accessori, esclude sia le sanzioni che l'iscrizione alla CAI.
L'emittente dovrà produrre la prova del pagamento (liberatoria) alla banca trattaria entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso.
In caso di protesto, tale prova dovrà essere fornita anche al notaio o segretario comunale o ufficiale giudiziario che ha redatto l'atto di protesto, al fine di evitare l'applicazione di sanzioni amministrative.
Vi ricordo che in tal caso si incorre in un illecito amministrativo punito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema".
Con un "pagamento tardivo" è possibile evitare le suddette conseguenze. Per pagamento tardivo si intende quello effettuato entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso. L'emittente dovrà pagare, oltre all'importo dovuto, anche una serie di oneri accessori:
- penale del 10% della somma
- interessi legali per il periodo fra la data di presentazione all'incasso e quella del pagamento tardivo
- le spese relative al protesto.
La banca deve comunicare entro il 10° giorno dalla presentazione dell'assegno il "preavviso di revoca" con cui informa il cliente della mancanza di provvista e della possibilità di evitare le sanzioni e la revoca di sistema con un pagamento tardivo dell'assegno.
Il pagamento tardivo, quando è comprensivo degli oneri accessori, esclude sia le sanzioni che l'iscrizione alla CAI.
L'emittente dovrà produrre la prova del pagamento (liberatoria) alla banca trattaria entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso.
In caso di protesto, tale prova dovrà essere fornita anche al notaio o segretario comunale o ufficiale giudiziario che ha redatto l'atto di protesto, al fine di evitare l'applicazione di sanzioni amministrative.
Il pagamento tardivo dell'assegno.
Abbiamo visto in un post precedente quali siano le conseguenze dell'emissione di un assegno non coperto, cioè senza provvista, senza i fondi necessari al pagamento presso il conto corrente dell'emittente.
Vi ricordo che in tal caso si incorre in un illecito amministrativo punito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema".
Con un "pagamento tardivo" è possibile evitare le suddette conseguenze. Per pagamento tardivo si intende quello effettuato entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso. L'emittente dovrà pagare, oltre all'importo dovuto, anche una serie di oneri accessori:
- penale del 10% della somma
- interessi legali per il periodo fra la data di presentazione all'incasso e quella del pagamento tardivo
- le spese relative al protesto.
La banca deve comunicare entro il 10° giorno dalla presentazione dell'assegno il "preavviso di revoca" con cui informa il cliente della mancanza di provvista e della possibilità di evitare le sanzioni e la revoca di sistema con un pagamento tardivo dell'assegno.
Il pagamento tardivo, quando è comprensivo degli oneri accessori, esclude sia le sanzioni che l'iscrizione alla CAI.
L'emittente dovrà produrre la prova del pagamento (liberatoria) alla banca trattaria entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso.
In caso di protesto, tale prova dovrà essere fornita anche al notaio o segretario comunale o ufficiale giudiziario che ha redatto l'atto di protesto, al fine di evitare l'applicazione di sanzioni amministrative.
Vi ricordo che in tal caso si incorre in un illecito amministrativo punito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema".
Con un "pagamento tardivo" è possibile evitare le suddette conseguenze. Per pagamento tardivo si intende quello effettuato entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso. L'emittente dovrà pagare, oltre all'importo dovuto, anche una serie di oneri accessori:
- penale del 10% della somma
- interessi legali per il periodo fra la data di presentazione all'incasso e quella del pagamento tardivo
- le spese relative al protesto.
La banca deve comunicare entro il 10° giorno dalla presentazione dell'assegno il "preavviso di revoca" con cui informa il cliente della mancanza di provvista e della possibilità di evitare le sanzioni e la revoca di sistema con un pagamento tardivo dell'assegno.
Il pagamento tardivo, quando è comprensivo degli oneri accessori, esclude sia le sanzioni che l'iscrizione alla CAI.
L'emittente dovrà produrre la prova del pagamento (liberatoria) alla banca trattaria entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso.
In caso di protesto, tale prova dovrà essere fornita anche al notaio o segretario comunale o ufficiale giudiziario che ha redatto l'atto di protesto, al fine di evitare l'applicazione di sanzioni amministrative.
Wednesday, 15 December 2010
Assegni bancari e la revoca di sistema.
Continuiamo a trattare le piacevolezze degli inghippi cui si può incorrere con gli assegni bancari.
In particolare, come scrivevo in un post precedente, quando un assegno viene emesso senza autorizzazione o senza provvista, si mette in moto la procedura denominata "Revoca di sistema". La revoca di sistema ha per conseguenza l'inibizione ad emettere assegni bancari per 6 mesi, con l'obbligo del cliente a restituire alla banca il blocchetto con quelli non ancora utilizzati.
Quando viene emesso un assegno senza autorizzazione o senza copertura la banca può non effettuare alcun pagamento per i titoli presentati all'incasso, ed è obbligata a procedere a segnalare la cosa alla CAI che, ahimé, non è il Club Alpino Italiano ma la Centrale di Allarme Interbancaria, archivio gestito dalla Banca d'Italia presso il quale si segnalano e vengono raccolti gli utilizzi anomali di assegni bancari e postali e delle carte di pagamento. Le segnalazioni avvengono da parte delle banche, uffici postali, intermediari finanziari, prefetti e l'autorità giudiziaria. E' possibile acccedere liberamente solo ai dati non nominativi (estremi degli assegni e delle carte bloccati, smarriti o rubati). Invece l'accesso ai dati nominativi può essere effettuato solo dalle filiali della Banca d'Italia, dagli enti segnalanti, dai diretti interessati o da persone da essi delegati presso gli enti segnalanti stessi.
Quando si viene iscritti alla CAI la revoca di sistema è automatica.
L'obbligo di iscrizione alla CAI si declina in diverso modo, a seconda che vi sia stata mancanza di autorizzazione o mancanza di provvista. Nel primo caso l'iscrizione del nominativo del traente deve essere effettuata dalla banca trattaria entro e non oltre il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, senza bisogno di ulteriori formalità. Nel secondo caso il traente può evitare la segnalazione alla CAI con un pagamento tardivo.
Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
In particolare, come scrivevo in un post precedente, quando un assegno viene emesso senza autorizzazione o senza provvista, si mette in moto la procedura denominata "Revoca di sistema". La revoca di sistema ha per conseguenza l'inibizione ad emettere assegni bancari per 6 mesi, con l'obbligo del cliente a restituire alla banca il blocchetto con quelli non ancora utilizzati.
Quando viene emesso un assegno senza autorizzazione o senza copertura la banca può non effettuare alcun pagamento per i titoli presentati all'incasso, ed è obbligata a procedere a segnalare la cosa alla CAI che, ahimé, non è il Club Alpino Italiano ma la Centrale di Allarme Interbancaria, archivio gestito dalla Banca d'Italia presso il quale si segnalano e vengono raccolti gli utilizzi anomali di assegni bancari e postali e delle carte di pagamento. Le segnalazioni avvengono da parte delle banche, uffici postali, intermediari finanziari, prefetti e l'autorità giudiziaria. E' possibile acccedere liberamente solo ai dati non nominativi (estremi degli assegni e delle carte bloccati, smarriti o rubati). Invece l'accesso ai dati nominativi può essere effettuato solo dalle filiali della Banca d'Italia, dagli enti segnalanti, dai diretti interessati o da persone da essi delegati presso gli enti segnalanti stessi.
Quando si viene iscritti alla CAI la revoca di sistema è automatica.
L'obbligo di iscrizione alla CAI si declina in diverso modo, a seconda che vi sia stata mancanza di autorizzazione o mancanza di provvista. Nel primo caso l'iscrizione del nominativo del traente deve essere effettuata dalla banca trattaria entro e non oltre il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, senza bisogno di ulteriori formalità. Nel secondo caso il traente può evitare la segnalazione alla CAI con un pagamento tardivo.
Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
Assegni bancari e la revoca di sistema.
Continuiamo a trattare le piacevolezze degli inghippi cui si può incorrere con gli assegni bancari.
In particolare, come scrivevo in un post precedente, quando un assegno viene emesso senza autorizzazione o senza provvista, si mette in moto la procedura denominata "Revoca di sistema". La revoca di sistema ha per conseguenza l'inibizione ad emettere assegni bancari per 6 mesi, con l'obbligo del cliente a restituire alla banca il blocchetto con quelli non ancora utilizzati.
Quando viene emesso un assegno senza autorizzazione o senza copertura la banca può non effettuare alcun pagamento per i titoli presentati all'incasso, ed è obbligata a procedere a segnalare la cosa alla CAI che, ahimé, non è il Club Alpino Italiano ma la Centrale di Allarme Interbancaria, archivio gestito dalla Banca d'Italia presso il quale si segnalano e vengono raccolti gli utilizzi anomali di assegni bancari e postali e delle carte di pagamento. Le segnalazioni avvengono da parte delle banche, uffici postali, intermediari finanziari, prefetti e l'autorità giudiziaria. E' possibile acccedere liberamente solo ai dati non nominativi (estremi degli assegni e delle carte bloccati, smarriti o rubati). Invece l'accesso ai dati nominativi può essere effettuato solo dalle filiali della Banca d'Italia, dagli enti segnalanti, dai diretti interessati o da persone da essi delegati presso gli enti segnalanti stessi.
Quando si viene iscritti alla CAI la revoca di sistema è automatica.
L'obbligo di iscrizione alla CAI si declina in diverso modo, a seconda che vi sia stata mancanza di autorizzazione o mancanza di provvista. Nel primo caso l'iscrizione del nominativo del traente deve essere effettuata dalla banca trattaria entro e non oltre il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, senza bisogno di ulteriori formalità. Nel secondo caso il traente può evitare la segnalazione alla CAI con un pagamento tardivo.
Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
In particolare, come scrivevo in un post precedente, quando un assegno viene emesso senza autorizzazione o senza provvista, si mette in moto la procedura denominata "Revoca di sistema". La revoca di sistema ha per conseguenza l'inibizione ad emettere assegni bancari per 6 mesi, con l'obbligo del cliente a restituire alla banca il blocchetto con quelli non ancora utilizzati.
Quando viene emesso un assegno senza autorizzazione o senza copertura la banca può non effettuare alcun pagamento per i titoli presentati all'incasso, ed è obbligata a procedere a segnalare la cosa alla CAI che, ahimé, non è il Club Alpino Italiano ma la Centrale di Allarme Interbancaria, archivio gestito dalla Banca d'Italia presso il quale si segnalano e vengono raccolti gli utilizzi anomali di assegni bancari e postali e delle carte di pagamento. Le segnalazioni avvengono da parte delle banche, uffici postali, intermediari finanziari, prefetti e l'autorità giudiziaria. E' possibile acccedere liberamente solo ai dati non nominativi (estremi degli assegni e delle carte bloccati, smarriti o rubati). Invece l'accesso ai dati nominativi può essere effettuato solo dalle filiali della Banca d'Italia, dagli enti segnalanti, dai diretti interessati o da persone da essi delegati presso gli enti segnalanti stessi.
Quando si viene iscritti alla CAI la revoca di sistema è automatica.
L'obbligo di iscrizione alla CAI si declina in diverso modo, a seconda che vi sia stata mancanza di autorizzazione o mancanza di provvista. Nel primo caso l'iscrizione del nominativo del traente deve essere effettuata dalla banca trattaria entro e non oltre il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, senza bisogno di ulteriori formalità. Nel secondo caso il traente può evitare la segnalazione alla CAI con un pagamento tardivo.
Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
Monday, 29 November 2010
L'emissione di assegno senza provvista.
Nell'ambito dell'attività d'impresa, è esperienza frequente quella di rilasciare a pagamento un assegno con "preghiera" di scambiarlo dopo una certa data. In un mondo di agnostici e atei, capita spesso che la preghiera resti inaudita e che il portatore si presenti in banca a scambiarlo, spesso anche con un largo sorriso, o che l'assegno finisca per essere portato all'incasso per un disguido qualunque, innocente quanto grave.
Sia chiaro che l'assegno è sempre pagabile a vista e che rilasciare un assegno con data in bianco o postdatarlo costituisce una forma di evasione dell'imposta di bollo che altrimenti andrebbe apposta alla cambiale, lo strumento vocato a queste forme di pagamento dilazionate. Però nella prassi commerciale accade di rilasciare assegni postdatati, che sono formalmente "irregolari".
Cosa accade nel caso in cui l'assegno presentato per il pagamento entro il termine utile sia senza provvista, cioè non sia coperto perché sul conto mancano le somme necessarie affinché la banca effettui il pagamento?
Beh, innanzitutto si incorre in un illecito amministrativo puntito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema", ai sensi della L.386/90 (modificata dal D.Lgsl 507/99). Le sanzioni pecuniarie variano da € 516 a € 3.099 e si incrementano nel caso di importo facciale superiore a a € 10.329 o di reiterazione. La stessa inosservanza della sanzioni amministrative può essere punita con la reclusione.
Le suddette sanzioni possono essere evitate con il c.d. "pagamento tardivo", che comunque costituisce un aggravio di costi per l'emittente. Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
Un'ulteriore conseguenza può essere il protesto, che si ha quando viene accertato con atto pubblico il mancato pagamento dell'assegno e ne viene data pubblicità con la pubblicazione sul bollettino dei protesti. Il risultare protestati non è la cosa più divertente del mondo, perché si hanno une serie di conseguenze nei confronti di finanziatori, fornitori e, a volte, clienti. Approfondiremo il protesto in un successivo post.
Oltre alle sanzioni pecuniarie, in caso di particolare gravità dell'illecito o di importi elevati dell'assegno, il Prefetto può infliggere altre sanzioni che comportano il divieto di emettere altri assegni bancari per un periodo non inferiore a due anni (in casi ancora più gravi si può anche giungere all'interdizione dall'esercizio di attività professionale o imprenditoriale, interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imrepse, incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione).
Nel prossimo post vedremo in cosa consiste la c.d. Revoca di Sistema, altra meraviglia amministrativa che non risulta tra le più divertenti.
Sia chiaro che l'assegno è sempre pagabile a vista e che rilasciare un assegno con data in bianco o postdatarlo costituisce una forma di evasione dell'imposta di bollo che altrimenti andrebbe apposta alla cambiale, lo strumento vocato a queste forme di pagamento dilazionate. Però nella prassi commerciale accade di rilasciare assegni postdatati, che sono formalmente "irregolari".
Cosa accade nel caso in cui l'assegno presentato per il pagamento entro il termine utile sia senza provvista, cioè non sia coperto perché sul conto mancano le somme necessarie affinché la banca effettui il pagamento?
Beh, innanzitutto si incorre in un illecito amministrativo puntito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema", ai sensi della L.386/90 (modificata dal D.Lgsl 507/99). Le sanzioni pecuniarie variano da € 516 a € 3.099 e si incrementano nel caso di importo facciale superiore a a € 10.329 o di reiterazione. La stessa inosservanza della sanzioni amministrative può essere punita con la reclusione.
Le suddette sanzioni possono essere evitate con il c.d. "pagamento tardivo", che comunque costituisce un aggravio di costi per l'emittente. Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
Un'ulteriore conseguenza può essere il protesto, che si ha quando viene accertato con atto pubblico il mancato pagamento dell'assegno e ne viene data pubblicità con la pubblicazione sul bollettino dei protesti. Il risultare protestati non è la cosa più divertente del mondo, perché si hanno une serie di conseguenze nei confronti di finanziatori, fornitori e, a volte, clienti. Approfondiremo il protesto in un successivo post.
Oltre alle sanzioni pecuniarie, in caso di particolare gravità dell'illecito o di importi elevati dell'assegno, il Prefetto può infliggere altre sanzioni che comportano il divieto di emettere altri assegni bancari per un periodo non inferiore a due anni (in casi ancora più gravi si può anche giungere all'interdizione dall'esercizio di attività professionale o imprenditoriale, interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imrepse, incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione).
Nel prossimo post vedremo in cosa consiste la c.d. Revoca di Sistema, altra meraviglia amministrativa che non risulta tra le più divertenti.
L'emissione di assegno senza provvista.
Nell'ambito dell'attività d'impresa, è esperienza frequente quella di rilasciare a pagamento un assegno con "preghiera" di scambiarlo dopo una certa data. In un mondo di agnostici e atei, capita spesso che la preghiera resti inaudita e che il portatore si presenti in banca a scambiarlo, spesso anche con un largo sorriso, o che l'assegno finisca per essere portato all'incasso per un disguido qualunque, innocente quanto grave.
Sia chiaro che l'assegno è sempre pagabile a vista e che rilasciare un assegno con data in bianco o postdatarlo costituisce una forma di evasione dell'imposta di bollo che altrimenti andrebbe apposta alla cambiale, lo strumento vocato a queste forme di pagamento dilazionate. Però nella prassi commerciale accade di rilasciare assegni postdatati, che sono formalmente "irregolari".
Cosa accade nel caso in cui l'assegno presentato per il pagamento entro il termine utile sia senza provvista, cioè non sia coperto perché sul conto mancano le somme necessarie affinché la banca effettui il pagamento?
Beh, innanzitutto si incorre in un illecito amministrativo puntito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema", ai sensi della L.386/90 (modificata dal D.Lgsl 507/99). Le sanzioni pecuniarie variano da € 516 a € 3.099 e si incrementano nel caso di importo facciale superiore a a € 10.329 o di reiterazione. La stessa inosservanza della sanzioni amministrative può essere punita con la reclusione.
Le suddette sanzioni possono essere evitate con il c.d. "pagamento tardivo", che comunque costituisce un aggravio di costi per l'emittente. Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
Un'ulteriore conseguenza può essere il protesto, che si ha quando viene accertato con atto pubblico il mancato pagamento dell'assegno e ne viene data pubblicità con la pubblicazione sul bollettino dei protesti. Il risultare protestati non è la cosa più divertente del mondo, perché si hanno une serie di conseguenze nei confronti di finanziatori, fornitori e, a volte, clienti. Approfondiremo il protesto in un successivo post.
Oltre alle sanzioni pecuniarie, in caso di particolare gravità dell'illecito o di importi elevati dell'assegno, il Prefetto può infliggere altre sanzioni che comportano il divieto di emettere altri assegni bancari per un periodo non inferiore a due anni (in casi ancora più gravi si può anche giungere all'interdizione dall'esercizio di attività professionale o imprenditoriale, interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imrepse, incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione).
Nel prossimo post vedremo in cosa consiste la c.d. Revoca di Sistema, altra meraviglia amministrativa che non risulta tra le più divertenti.
Sia chiaro che l'assegno è sempre pagabile a vista e che rilasciare un assegno con data in bianco o postdatarlo costituisce una forma di evasione dell'imposta di bollo che altrimenti andrebbe apposta alla cambiale, lo strumento vocato a queste forme di pagamento dilazionate. Però nella prassi commerciale accade di rilasciare assegni postdatati, che sono formalmente "irregolari".
Cosa accade nel caso in cui l'assegno presentato per il pagamento entro il termine utile sia senza provvista, cioè non sia coperto perché sul conto mancano le somme necessarie affinché la banca effettui il pagamento?
Beh, innanzitutto si incorre in un illecito amministrativo puntito dalla legge con sanzioni amministrative e con la c.d. "revoca di sistema", ai sensi della L.386/90 (modificata dal D.Lgsl 507/99). Le sanzioni pecuniarie variano da € 516 a € 3.099 e si incrementano nel caso di importo facciale superiore a a € 10.329 o di reiterazione. La stessa inosservanza della sanzioni amministrative può essere punita con la reclusione.
Le suddette sanzioni possono essere evitate con il c.d. "pagamento tardivo", che comunque costituisce un aggravio di costi per l'emittente. Parleremo del pagamento tardivo in un successivo post.
Un'ulteriore conseguenza può essere il protesto, che si ha quando viene accertato con atto pubblico il mancato pagamento dell'assegno e ne viene data pubblicità con la pubblicazione sul bollettino dei protesti. Il risultare protestati non è la cosa più divertente del mondo, perché si hanno une serie di conseguenze nei confronti di finanziatori, fornitori e, a volte, clienti. Approfondiremo il protesto in un successivo post.
Oltre alle sanzioni pecuniarie, in caso di particolare gravità dell'illecito o di importi elevati dell'assegno, il Prefetto può infliggere altre sanzioni che comportano il divieto di emettere altri assegni bancari per un periodo non inferiore a due anni (in casi ancora più gravi si può anche giungere all'interdizione dall'esercizio di attività professionale o imprenditoriale, interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imrepse, incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione).
Nel prossimo post vedremo in cosa consiste la c.d. Revoca di Sistema, altra meraviglia amministrativa che non risulta tra le più divertenti.
Thursday, 22 April 2010
La famiglia italiana continua ad accedere al credito (dire "al debito" renderebbe meglio lo stato delle cose)
Il Consumer's Forum ha pubblicato una ricerca commissionata ad Adoc, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Federconsumatori sul credito e la disciplina e le pratiche commerciali.
Ne risulta un quadro di accelerazione dell'indebitamento della famiglia italiana, che ricorre sempre più al credito, non più solo per acquistare bendi durevoli, ma anche per risolvere c.d "imprevisti" quali malattie o incidenti d'auto. Sorvolo sul fatto che queste uscite non dovrebbero essere considerati "imprevisti" perché capitano con regolarità statistica e prevedibile ad ognuno di noi. Quel che dovrebbe lasciare preoccupati è il fatto che spesso si ricorre al credito per tamponare altri crediti.
E questo accade perché non sempre i prestiti avvengono a condizioni trasparenti, facendo apparire (senza esserlo) convenienti operazioni di ristrutturazione della propria situazione debitoria.
In sostanza risulta che il 62% degli italiani ricorre al credito al consumo, in media uomini e donne sui 45 anni, con un nucleo familiare di 3 persone (56%), con reddito familiare medio mensile di 2.200 euro.
Il 48% ha avuto difficoltà a pagare le rate o teme di non riuscirvi.
Speriamo che il disegno di legge di riforma del credito al consumo riesca a trovare presto l'alba (è atteso in questa primavera, e dovrebbe, tra l'altro, porre maggiore controllo all'accesso alla professione di mediatore creditizio).
Che saggezza gli antichi:
"La ricchezza non consiste nell'avere grandi proprietà, ma nell'avere pochi bisogni."
Epicuro 341 a.C.-270 a.C.
Epicuro 341 a.C.-270 a.C.
La famiglia italiana continua ad accedere al credito (dire "al debito" renderebbe meglio lo stato delle cose)
Il Consumer's Forum ha pubblicato una ricerca commissionata ad Adoc, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori e Federconsumatori sul credito e la disciplina e le pratiche commerciali.
Ne risulta un quadro di accelerazione dell'indebitamento della famiglia italiana, che ricorre sempre più al credito, non più solo per acquistare bendi durevoli, ma anche per risolvere c.d "imprevisti" quali malattie o incidenti d'auto. Sorvolo sul fatto che queste uscite non dovrebbero essere considerati "imprevisti" perché capitano con regolarità statistica e prevedibile ad ognuno di noi. Quel che dovrebbe lasciare preoccupati è il fatto che spesso si ricorre al credito per tamponare altri crediti.
E questo accade perché non sempre i prestiti avvengono a condizioni trasparenti, facendo apparire (senza esserlo) convenienti operazioni di ristrutturazione della propria situazione debitoria.
In sostanza risulta che il 62% degli italiani ricorre al credito al consumo, in media uomini e donne sui 45 anni, con un nucleo familiare di 3 persone (56%), con reddito familiare medio mensile di 2.200 euro.
Il 48% ha avuto difficoltà a pagare le rate o teme di non riuscirvi.
Speriamo che il disegno di legge di riforma del credito al consumo riesca a trovare presto l'alba (è atteso in questa primavera, e dovrebbe, tra l'altro, porre maggiore controllo all'accesso alla professione di mediatore creditizio).
Che saggezza gli antichi:
"La ricchezza non consiste nell'avere grandi proprietà, ma nell'avere pochi bisogni."
Epicuro 341 a.C.-270 a.C.
Epicuro 341 a.C.-270 a.C.
Friday, 2 April 2010
Una osservazione sui tassi di interesse globali medi (1 aprile - 30 giugno 2010) rilevati ai fini del calcolo del tasso usurario
Una osservazione sul decreto emanato dal Ministero dell'economia e le Finanze e contenente i tassi di interesse globali medi ai sensi della legge sull'usura n.108 del 1996, rilevati dalla Banca d'Italia, in vigore per il periodo d'applicazione 1° aprile - 30 giugno 2010.
Come già avvenuto per la rilevazione del trimestre precedente, appaiono diversamente classificate le categorie di operazioni, creando quindi una discontinuità con i TEG precedentemente rilevati che li rende non immediatamente confrontabili.
I tassi appaiono più elevati per via della più ampia inclusione delle spese fisse, che incide soprattutto sulle operazioni di importo limitato.
Paolo Battaglia
Una osservazione sui tassi di interesse globali medi (1 aprile - 30 giugno 2010) rilevati ai fini del calcolo del tasso usurario
Una osservazione sul decreto emanato dal Ministero dell'economia e le Finanze e contenente i tassi di interesse globali medi ai sensi della legge sull'usura n.108 del 1996, rilevati dalla Banca d'Italia, in vigore per il periodo d'applicazione 1° aprile - 30 giugno 2010.
Come già avvenuto per la rilevazione del trimestre precedente, appaiono diversamente classificate le categorie di operazioni, creando quindi una discontinuità con i TEG precedentemente rilevati che li rende non immediatamente confrontabili.
I tassi appaiono più elevati per via della più ampia inclusione delle spese fisse, che incide soprattutto sulle operazioni di importo limitato.
Paolo Battaglia
Wednesday, 3 February 2010
Indebitamento: costruisci un piano di guerra per venirne fuori. Ora!
In queste settimane si legge dappertutto che "la crisi finanziaria è ormai alle spalle" e che "il peggio sembra essere passato".
Poi ci si guarda intorno e si vede una realtà quotidiana diversa, fatta di imprese in difficoltà e di famiglie a rischio usura.
Torniamo quindi a parlare di indebitamento e di come se ne possa uscire fuori.
E' sempre una questione di concentrazione e disciplina (cos'è poi la disciplina se non una forma di concentrazione?). Si tratta solo di questo. Soprattutto quando ci si trovi di fronte a forme di indebitamento personale (non parliamo qui dell'indebitamento di origine aziendale) le cause sono per l'80% di ordine psicologico e solo per il 20% causate da carente tecnica finanziaria (sembro il nostro attuale presidente del consiglio quando spara percentuali a caso).
In realtà quel che intendo dire è che spesso ci si indebita perché si sposta in là il dolore del pagamento, mentre ci si abbandona al ben evidente piacere dell'acquisto immediato. E' quindi nel reame della psicologia che si combatte l'indebitamento personale da consumatore.
Andiamo per gradi:
1. La prima cosa da fare è chiarire l'ammontare complessivo del debito, avere il quadro complessivo. Sembra ovvio, ma spesso la persona con debiti si lascia prendere da una china di abdicazione ad ogni forma di controllo sui debiti che non può che peggiorare la situazione.
2. Successivamente fate luce su dove finiscano i vostri soldi e su quanto guadagnate. Chi riceve un reddito fisso può conoscere bene quanto guadagna mentre un titolare di partita iva no, soprattutto se è in contabilità semplificata e se tiene i propri conti guardando solo la cassa (gestione finanziaria) e non anche gli utili o le perdite (gestione economica). Andate su www.crescitapmi.it per maggiori approfondimenti sull'argomento.
3. In ogni caso è il "gap" tra quanto si guadagna e quanto si spende il motivo del debito. Potrete acquistare di meno o incrementare i guadagni, ma dovrete necessariamente spendere meno di quel che guadagnate. CIOE': SMETTETE ORA DI ACQUISIRE NUOVI DEBITI!
Lo so che è difficile, soprattutto per i consumatori compulsivi, quelli che fanno shopping bulimico con lo stesso appetito di chi, in realtà già sazio, si tuffa su una tavoletta di cioccolato, senza neanche godersela.
Siate concentrati e pensate a quanto bello possa essere vivere senza alcun debito. Premiatevi con forme alternative all'acquisto compulsivo. Prendete appunti su quel che vi piacerebbe comprare, e fate un patto con voi stessi: quel paio di scarpe, quel maglione, quel gadget tecnologico lo comprerete tra 4 giorni, non oggi. Tra 4 giorni, se non riterrete più di fare questi acquisti, comprenderete che eravate vittime di fame da shopping compulsivo. Evitate i centri commerciali. Se cercate distrazioni andate nella natura o al cinema.
Evitate di uscire con le carte di credito, portate solo contanti. Noi non abbiamo bisogno di una carta di credito, nonostante oggi ce le tirino dietro praticamente tutti. Non ci servono per le emergenze, basta la carta di debito (il bancomat). Non sono più pratiche del bancomat. Non ci servono i punti per i gadget da 2 lire che regalano i concorsi a premi. Forse servono realmente solo per prendere a noleggio un auto. Anche su internet, non fosse altro che per motivi di sicurezza, è meglio acquistare con una carta prepagata precaricando l'importo di volta in volta strettamente necessario ad effettuare l'acquisto. Prendete atto di tutti i pagamenti ricorrenti che vi vengono addebitati sulla carta di credito e trasferite i pagamenti sul vostro conto corrente bancario. Rendete stagno il vostro conto corrente evitando lo stillicidio delle vostre finanze generato dalla vostra carta di credito.
Poi ci si guarda intorno e si vede una realtà quotidiana diversa, fatta di imprese in difficoltà e di famiglie a rischio usura.
Torniamo quindi a parlare di indebitamento e di come se ne possa uscire fuori.
E' sempre una questione di concentrazione e disciplina (cos'è poi la disciplina se non una forma di concentrazione?). Si tratta solo di questo. Soprattutto quando ci si trovi di fronte a forme di indebitamento personale (non parliamo qui dell'indebitamento di origine aziendale) le cause sono per l'80% di ordine psicologico e solo per il 20% causate da carente tecnica finanziaria (sembro il nostro attuale presidente del consiglio quando spara percentuali a caso).
In realtà quel che intendo dire è che spesso ci si indebita perché si sposta in là il dolore del pagamento, mentre ci si abbandona al ben evidente piacere dell'acquisto immediato. E' quindi nel reame della psicologia che si combatte l'indebitamento personale da consumatore.
Andiamo per gradi:
1. La prima cosa da fare è chiarire l'ammontare complessivo del debito, avere il quadro complessivo. Sembra ovvio, ma spesso la persona con debiti si lascia prendere da una china di abdicazione ad ogni forma di controllo sui debiti che non può che peggiorare la situazione.
2. Successivamente fate luce su dove finiscano i vostri soldi e su quanto guadagnate. Chi riceve un reddito fisso può conoscere bene quanto guadagna mentre un titolare di partita iva no, soprattutto se è in contabilità semplificata e se tiene i propri conti guardando solo la cassa (gestione finanziaria) e non anche gli utili o le perdite (gestione economica). Andate su www.crescitapmi.it per maggiori approfondimenti sull'argomento.
3. In ogni caso è il "gap" tra quanto si guadagna e quanto si spende il motivo del debito. Potrete acquistare di meno o incrementare i guadagni, ma dovrete necessariamente spendere meno di quel che guadagnate. CIOE': SMETTETE ORA DI ACQUISIRE NUOVI DEBITI!
Lo so che è difficile, soprattutto per i consumatori compulsivi, quelli che fanno shopping bulimico con lo stesso appetito di chi, in realtà già sazio, si tuffa su una tavoletta di cioccolato, senza neanche godersela.
Siate concentrati e pensate a quanto bello possa essere vivere senza alcun debito. Premiatevi con forme alternative all'acquisto compulsivo. Prendete appunti su quel che vi piacerebbe comprare, e fate un patto con voi stessi: quel paio di scarpe, quel maglione, quel gadget tecnologico lo comprerete tra 4 giorni, non oggi. Tra 4 giorni, se non riterrete più di fare questi acquisti, comprenderete che eravate vittime di fame da shopping compulsivo. Evitate i centri commerciali. Se cercate distrazioni andate nella natura o al cinema.
Evitate di uscire con le carte di credito, portate solo contanti. Noi non abbiamo bisogno di una carta di credito, nonostante oggi ce le tirino dietro praticamente tutti. Non ci servono per le emergenze, basta la carta di debito (il bancomat). Non sono più pratiche del bancomat. Non ci servono i punti per i gadget da 2 lire che regalano i concorsi a premi. Forse servono realmente solo per prendere a noleggio un auto. Anche su internet, non fosse altro che per motivi di sicurezza, è meglio acquistare con una carta prepagata precaricando l'importo di volta in volta strettamente necessario ad effettuare l'acquisto. Prendete atto di tutti i pagamenti ricorrenti che vi vengono addebitati sulla carta di credito e trasferite i pagamenti sul vostro conto corrente bancario. Rendete stagno il vostro conto corrente evitando lo stillicidio delle vostre finanze generato dalla vostra carta di credito.
4. E' necessario ora che studiate i vostri pattern d'acquisto, quanto spendete per stare al mondo, per vivere sul pianeta. Studiate le vostre spese passate. Se non lo avete mai fatto, datevi qualche mese di tempo in cui appunterete ogni entrata ed ogni uscita di denaro. Dovete conoscere quanto spendete se volete sapere quanto dovete guadagnare. Quanto spendete in benzina in un mese? E la spesa alimentare? E le bollette? E le spese annuali e ricorrenti (assicurazioni, imposte, ecc.)?
Software come Mint o ClearCheckBook sono ottimi strumenti (soprattutto il secondo) e sono gratuiti. Ne abbiamo parlato in precedenti post.
Suddividete il reddito da spendere in categorie. Potete pensare alle categorie come a delle buste in cui voi idealmente (o materialmente se vi aiuta farlo) riporrete i soldini per rimborsare un debito, il fitto, il mutuo, i ristoranti, la quota di risparmio per le vacanze, la spesa, il vestiario, ecc.
Mint e Clearcheckbook vi aiutano a suddividere in categorie le vostre spese abituali, creando dei budget di spesa previsionale.
5. Fermata l'emorragia potete fare un piano realistico e stabilire una cifra che potete (dovete) risparmiare e sottrarre al consumo da ognuna delle categorie di spesa. E' infatti necessario fare un piano, stabilire degli obiettivi.
Chiedetevi: "quanto debito voglio ridurre? Entro quando?" Di quanto voglio dimagrire? Entro quando?"
Assicuratevi di non esagerare con le economie e che vi restino le liquidità per una vita quotidiana normale ancorché asciugata dalle spese inutili (per un limitato periodo di tempo, e per una giusta causa, ritengo si possa fare).
Prendete l'abitudine di detrarre il 10% di ogni vostro incasso dai vostri consumi, ancora prima che qualunque accada ai vostri soldini. Vi entrano 1.000 euro? Contate su 900. 100 li sottrarrete dai giochi della vita quotidiana e li indirizzerete come segue.
Suddividete il reddito da spendere in categorie. Potete pensare alle categorie come a delle buste in cui voi idealmente (o materialmente se vi aiuta farlo) riporrete i soldini per rimborsare un debito, il fitto, il mutuo, i ristoranti, la quota di risparmio per le vacanze, la spesa, il vestiario, ecc.
Mint e Clearcheckbook vi aiutano a suddividere in categorie le vostre spese abituali, creando dei budget di spesa previsionale.
5. Fermata l'emorragia potete fare un piano realistico e stabilire una cifra che potete (dovete) risparmiare e sottrarre al consumo da ognuna delle categorie di spesa. E' infatti necessario fare un piano, stabilire degli obiettivi.
Chiedetevi: "quanto debito voglio ridurre? Entro quando?" Di quanto voglio dimagrire? Entro quando?"
Assicuratevi di non esagerare con le economie e che vi restino le liquidità per una vita quotidiana normale ancorché asciugata dalle spese inutili (per un limitato periodo di tempo, e per una giusta causa, ritengo si possa fare).
Prendete l'abitudine di detrarre il 10% di ogni vostro incasso dai vostri consumi, ancora prima che qualunque accada ai vostri soldini. Vi entrano 1.000 euro? Contate su 900. 100 li sottrarrete dai giochi della vita quotidiana e li indirizzerete come segue.
6. Create un fondo d'emergenza (ancor prima di iniziare ad aggredire il debito).
Rimborsate il minimo debito possibile finché il vostro fondo di emergenza non raggiunga un importo minimo corrispondente almeno ad un mese di consumi, in base al vostro stile di vita. Successivamente (avrete comunque iniziato a rimborsare il debito) lentamente portatelo a 3 mesi, poi a un anno. Alimentatelo con quel 10% di incassi di cui abbiamo parlato sopra e con quant'altro riuscite a incassare.
Aprite, per questo scopo, un conto deposito (tipo Ing Conto Arancio, per intenderci: vedremo in un successivo post un confronto tra i varii conti deposito più convenienti).
Quel che importa è che creiate ORA questo vostro fondo di emergenza, stringendo finché potete la cinghia, fate qualunque cosa, fate ogni sforzo possibile, vendete la collezione di farfalle, ma fatelo subito e dimenticate di averlo. Dovete avere da parte un importo di denaro che vi permetta di non saltare finanziariamente in aria solo per colpa di una spesa imprevista. La gran parte di chi finisce tra le braccia degli usurai lo fa a causa di spese mediche o per l'autovettura. E il meccanico o il dentista non sono spese imprevedibili, ovviamente.
Creare questo fondo è una sfida, potrà richiedere molto tempo, anche molti mesi. Godetevi il piacere di vedere i vostri risparmi crescere.
7. Creato il fondo d'emergenza, ora create un mese cuscinetto tra i vostri incassi e le vostre spese. Le vostre spese del mese corrente dovranno essere basate sugli incassi del mese scorso. Dovete fare lo sforzo di rallentare le uscite e congelarle, se potete, finché non arriverete a consumare il reddito prodotto nel mese precedente e non quello che state producendo nel mese in corso.
Datevi il tempo per creare questo mese cuscinetto risparmiando su ognuna delle categorie e sulla base delle vostre spese passate. Pagate al momento solo i debiti d'emergenza.
Rimborsate il minimo debito possibile finché il vostro fondo di emergenza non raggiunga un importo minimo corrispondente almeno ad un mese di consumi, in base al vostro stile di vita. Successivamente (avrete comunque iniziato a rimborsare il debito) lentamente portatelo a 3 mesi, poi a un anno. Alimentatelo con quel 10% di incassi di cui abbiamo parlato sopra e con quant'altro riuscite a incassare.
Aprite, per questo scopo, un conto deposito (tipo Ing Conto Arancio, per intenderci: vedremo in un successivo post un confronto tra i varii conti deposito più convenienti).
Quel che importa è che creiate ORA questo vostro fondo di emergenza, stringendo finché potete la cinghia, fate qualunque cosa, fate ogni sforzo possibile, vendete la collezione di farfalle, ma fatelo subito e dimenticate di averlo. Dovete avere da parte un importo di denaro che vi permetta di non saltare finanziariamente in aria solo per colpa di una spesa imprevista. La gran parte di chi finisce tra le braccia degli usurai lo fa a causa di spese mediche o per l'autovettura. E il meccanico o il dentista non sono spese imprevedibili, ovviamente.
Creare questo fondo è una sfida, potrà richiedere molto tempo, anche molti mesi. Godetevi il piacere di vedere i vostri risparmi crescere.
7. Creato il fondo d'emergenza, ora create un mese cuscinetto tra i vostri incassi e le vostre spese. Le vostre spese del mese corrente dovranno essere basate sugli incassi del mese scorso. Dovete fare lo sforzo di rallentare le uscite e congelarle, se potete, finché non arriverete a consumare il reddito prodotto nel mese precedente e non quello che state producendo nel mese in corso.
Datevi il tempo per creare questo mese cuscinetto risparmiando su ognuna delle categorie e sulla base delle vostre spese passate. Pagate al momento solo i debiti d'emergenza.
8. Creato il fondo di emergenza e creato il mese cuscinetto, adesso stabilite quale somma indirizzare ad aggredire il debito.
Come aggredire il debito?
Il sistema che Dave Ramsey chiama della palla di neve ("Snowball") ritengo sia quello che funzioni meglio, soprattutto nei casi in cui il debito consista in somme che vi riportate a nuovo da tempo e di cui riuscite solo a pagare interessi spostando la data di rimborso (carte revolving per esempio, o scoperture bancarie). Ne abbiamo già parlato in precedenti post. In cosa consiste il metodo?
Elencate i vostri debiti in ordine di importo, dal più piccolo al più grande.
Prendendo in considerazione la mera matematica, la razionalità, andrebbe aggredito il debito con il tasso d'interesse più alto (tipo le carte di credito revolving). E così va fatto per le aziende. In realtà, come si diceva, l'indebitamento personale da consumo nasce per motivi psicologici e con psicologia se ne viene fuori.
Risulterà molto, ma molto più efficace aggredire per primo il debito più piccolo. Ottenere presto un primo risultato di eliminazione di un debito vi aiuterà a sentirvi ulteriormente motivati ad aggredire un secondo debito. Può essere frustrante la sensazione di non riuscire a smuovere, se non lentamente e con molta disciplina, un debito tanto grande da far sembrare di svuotare il mare con un secchiello. Molti rinunciano e si lasciano portare via dagli eventi.
Invece:
- stabilite un importo fisso minimo da utilizzare per ripianare i debiti
- pagate il minimo possibile su tutti gli altri debiti tranne il più piccolo al quale dedicherete tutte le risorse possibili. Ogni euro risparmiato in più andrà a ridurre questo debito
- estinto il debito più piccolo, la somma che il mese successivo si libererà perché non più necessaria ad estinguere il debito ormai spento la dirotterete sul successivo debito più piccolo (dedicherete cioè un importo sempre maggiore, man mano che avrete eliminato il debito più piccolo precedente).
Vi ritroverete, ad un certo punto ad aver estinto la gran parte dei vostri debiti e ad aggredire gli ultimi e poi l'ultimo più grosso. Con la piacevolissima sensazione di avere le vostre finanze di nuovo sotto controllo. L'esatto opposto della situazione precedente, quando un debito fuori controllo vi faceva ulteriormente indebitare per il solo fatto di sentirvi alla deriva finanziaria.
9. Dopo aver estinto i vostri debiti, continuate a risparmiare e a costruire il vostro fondo d'emergenza portandolo a 3-6 mesi di consumo e poi ad 1 anno, come si diceva al punto 6). Di nuovo, dimenticatelo.
10. Costruito il fondo corrispondente ad 1 anno di spese, ormai senza debiti e interessi passivi, investite la somma fissa dei vostri introiti (o una cifra superiore) che prima destinavate al fondo d'emergenza e all'abbatimento del debito come meglio vi aggrada (fondi, immobili, azioni) secondo principi di sana diversificazione del rischio e di cui parleremo in altro momento.
Costruite ora, senza debiti, il vostro patrimonio. E siate sempre generosi con chi è meno fortunato di voi!
Paolo Battaglia
Indebitamento: costruisci un piano di guerra per venirne fuori. Ora!
In queste settimane si legge dappertutto che "la crisi finanziaria è ormai alle spalle" e che "il peggio sembra essere passato".
Poi ci si guarda intorno e si vede una realtà quotidiana diversa, fatta di imprese in difficoltà e di famiglie a rischio usura.
Torniamo quindi a parlare di indebitamento e di come se ne possa uscire fuori.
E' sempre una questione di concentrazione e disciplina (cos'è poi la disciplina se non una forma di concentrazione?). Si tratta solo di questo. Soprattutto quando ci si trovi di fronte a forme di indebitamento personale (non parliamo qui dell'indebitamento di origine aziendale) le cause sono per l'80% di ordine psicologico e solo per il 20% causate da carente tecnica finanziaria (sembro il nostro attuale presidente del consiglio quando spara percentuali a caso).
In realtà quel che intendo dire è che spesso ci si indebita perché si sposta in là il dolore del pagamento, mentre ci si abbandona al ben evidente piacere dell'acquisto immediato. E' quindi nel reame della psicologia che si combatte l'indebitamento personale da consumatore.
Andiamo per gradi:
1. La prima cosa da fare è chiarire l'ammontare complessivo del debito, avere il quadro complessivo. Sembra ovvio, ma spesso la persona con debiti si lascia prendere da una china di abdicazione ad ogni forma di controllo sui debiti che non può che peggiorare la situazione.
2. Successivamente fate luce su dove finiscano i vostri soldi e su quanto guadagnate. Chi riceve un reddito fisso può conoscere bene quanto guadagna mentre un titolare di partita iva no, soprattutto se è in contabilità semplificata e se tiene i propri conti guardando solo la cassa (gestione finanziaria) e non anche gli utili o le perdite (gestione economica). Andate su www.crescitapmi.it per maggiori approfondimenti sull'argomento.
3. In ogni caso è il "gap" tra quanto si guadagna e quanto si spende il motivo del debito. Potrete acquistare di meno o incrementare i guadagni, ma dovrete necessariamente spendere meno di quel che guadagnate. CIOE': SMETTETE ORA DI ACQUISIRE NUOVI DEBITI!
Lo so che è difficile, soprattutto per i consumatori compulsivi, quelli che fanno shopping bulimico con lo stesso appetito di chi, in realtà già sazio, si tuffa su una tavoletta di cioccolato, senza neanche godersela.
Siate concentrati e pensate a quanto bello possa essere vivere senza alcun debito. Premiatevi con forme alternative all'acquisto compulsivo. Prendete appunti su quel che vi piacerebbe comprare, e fate un patto con voi stessi: quel paio di scarpe, quel maglione, quel gadget tecnologico lo comprerete tra 4 giorni, non oggi. Tra 4 giorni, se non riterrete più di fare questi acquisti, comprenderete che eravate vittime di fame da shopping compulsivo. Evitate i centri commerciali. Se cercate distrazioni andate nella natura o al cinema.
Evitate di uscire con le carte di credito, portate solo contanti. Noi non abbiamo bisogno di una carta di credito, nonostante oggi ce le tirino dietro praticamente tutti. Non ci servono per le emergenze, basta la carta di debito (il bancomat). Non sono più pratiche del bancomat. Non ci servono i punti per i gadget da 2 lire che regalano i concorsi a premi. Forse servono realmente solo per prendere a noleggio un auto. Anche su internet, non fosse altro che per motivi di sicurezza, è meglio acquistare con una carta prepagata precaricando l'importo di volta in volta strettamente necessario ad effettuare l'acquisto. Prendete atto di tutti i pagamenti ricorrenti che vi vengono addebitati sulla carta di credito e trasferite i pagamenti sul vostro conto corrente bancario. Rendete stagno il vostro conto corrente evitando lo stillicidio delle vostre finanze generato dalla vostra carta di credito.
Poi ci si guarda intorno e si vede una realtà quotidiana diversa, fatta di imprese in difficoltà e di famiglie a rischio usura.
Torniamo quindi a parlare di indebitamento e di come se ne possa uscire fuori.
E' sempre una questione di concentrazione e disciplina (cos'è poi la disciplina se non una forma di concentrazione?). Si tratta solo di questo. Soprattutto quando ci si trovi di fronte a forme di indebitamento personale (non parliamo qui dell'indebitamento di origine aziendale) le cause sono per l'80% di ordine psicologico e solo per il 20% causate da carente tecnica finanziaria (sembro il nostro attuale presidente del consiglio quando spara percentuali a caso).
In realtà quel che intendo dire è che spesso ci si indebita perché si sposta in là il dolore del pagamento, mentre ci si abbandona al ben evidente piacere dell'acquisto immediato. E' quindi nel reame della psicologia che si combatte l'indebitamento personale da consumatore.
Andiamo per gradi:
1. La prima cosa da fare è chiarire l'ammontare complessivo del debito, avere il quadro complessivo. Sembra ovvio, ma spesso la persona con debiti si lascia prendere da una china di abdicazione ad ogni forma di controllo sui debiti che non può che peggiorare la situazione.
2. Successivamente fate luce su dove finiscano i vostri soldi e su quanto guadagnate. Chi riceve un reddito fisso può conoscere bene quanto guadagna mentre un titolare di partita iva no, soprattutto se è in contabilità semplificata e se tiene i propri conti guardando solo la cassa (gestione finanziaria) e non anche gli utili o le perdite (gestione economica). Andate su www.crescitapmi.it per maggiori approfondimenti sull'argomento.
3. In ogni caso è il "gap" tra quanto si guadagna e quanto si spende il motivo del debito. Potrete acquistare di meno o incrementare i guadagni, ma dovrete necessariamente spendere meno di quel che guadagnate. CIOE': SMETTETE ORA DI ACQUISIRE NUOVI DEBITI!
Lo so che è difficile, soprattutto per i consumatori compulsivi, quelli che fanno shopping bulimico con lo stesso appetito di chi, in realtà già sazio, si tuffa su una tavoletta di cioccolato, senza neanche godersela.
Siate concentrati e pensate a quanto bello possa essere vivere senza alcun debito. Premiatevi con forme alternative all'acquisto compulsivo. Prendete appunti su quel che vi piacerebbe comprare, e fate un patto con voi stessi: quel paio di scarpe, quel maglione, quel gadget tecnologico lo comprerete tra 4 giorni, non oggi. Tra 4 giorni, se non riterrete più di fare questi acquisti, comprenderete che eravate vittime di fame da shopping compulsivo. Evitate i centri commerciali. Se cercate distrazioni andate nella natura o al cinema.
Evitate di uscire con le carte di credito, portate solo contanti. Noi non abbiamo bisogno di una carta di credito, nonostante oggi ce le tirino dietro praticamente tutti. Non ci servono per le emergenze, basta la carta di debito (il bancomat). Non sono più pratiche del bancomat. Non ci servono i punti per i gadget da 2 lire che regalano i concorsi a premi. Forse servono realmente solo per prendere a noleggio un auto. Anche su internet, non fosse altro che per motivi di sicurezza, è meglio acquistare con una carta prepagata precaricando l'importo di volta in volta strettamente necessario ad effettuare l'acquisto. Prendete atto di tutti i pagamenti ricorrenti che vi vengono addebitati sulla carta di credito e trasferite i pagamenti sul vostro conto corrente bancario. Rendete stagno il vostro conto corrente evitando lo stillicidio delle vostre finanze generato dalla vostra carta di credito.
4. E' necessario ora che studiate i vostri pattern d'acquisto, quanto spendete per stare al mondo, per vivere sul pianeta. Studiate le vostre spese passate. Se non lo avete mai fatto, datevi qualche mese di tempo in cui appunterete ogni entrata ed ogni uscita di denaro. Dovete conoscere quanto spendete se volete sapere quanto dovete guadagnare. Quanto spendete in benzina in un mese? E la spesa alimentare? E le bollette? E le spese annuali e ricorrenti (assicurazioni, imposte, ecc.)?
Software come Mint o ClearCheckBook sono ottimi strumenti (soprattutto il secondo) e sono gratuiti. Ne abbiamo parlato in precedenti post.
Suddividete il reddito da spendere in categorie. Potete pensare alle categorie come a delle buste in cui voi idealmente (o materialmente se vi aiuta farlo) riporrete i soldini per rimborsare un debito, il fitto, il mutuo, i ristoranti, la quota di risparmio per le vacanze, la spesa, il vestiario, ecc.
Mint e Clearcheckbook vi aiutano a suddividere in categorie le vostre spese abituali, creando dei budget di spesa previsionale.
5. Fermata l'emorragia potete fare un piano realistico e stabilire una cifra che potete (dovete) risparmiare e sottrarre al consumo da ognuna delle categorie di spesa. E' infatti necessario fare un piano, stabilire degli obiettivi.
Chiedetevi: "quanto debito voglio ridurre? Entro quando?" Di quanto voglio dimagrire? Entro quando?"
Assicuratevi di non esagerare con le economie e che vi restino le liquidità per una vita quotidiana normale ancorché asciugata dalle spese inutili (per un limitato periodo di tempo, e per una giusta causa, ritengo si possa fare).
Prendete l'abitudine di detrarre il 10% di ogni vostro incasso dai vostri consumi, ancora prima che qualunque accada ai vostri soldini. Vi entrano 1.000 euro? Contate su 900. 100 li sottrarrete dai giochi della vita quotidiana e li indirizzerete come segue.
Suddividete il reddito da spendere in categorie. Potete pensare alle categorie come a delle buste in cui voi idealmente (o materialmente se vi aiuta farlo) riporrete i soldini per rimborsare un debito, il fitto, il mutuo, i ristoranti, la quota di risparmio per le vacanze, la spesa, il vestiario, ecc.
Mint e Clearcheckbook vi aiutano a suddividere in categorie le vostre spese abituali, creando dei budget di spesa previsionale.
5. Fermata l'emorragia potete fare un piano realistico e stabilire una cifra che potete (dovete) risparmiare e sottrarre al consumo da ognuna delle categorie di spesa. E' infatti necessario fare un piano, stabilire degli obiettivi.
Chiedetevi: "quanto debito voglio ridurre? Entro quando?" Di quanto voglio dimagrire? Entro quando?"
Assicuratevi di non esagerare con le economie e che vi restino le liquidità per una vita quotidiana normale ancorché asciugata dalle spese inutili (per un limitato periodo di tempo, e per una giusta causa, ritengo si possa fare).
Prendete l'abitudine di detrarre il 10% di ogni vostro incasso dai vostri consumi, ancora prima che qualunque accada ai vostri soldini. Vi entrano 1.000 euro? Contate su 900. 100 li sottrarrete dai giochi della vita quotidiana e li indirizzerete come segue.
6. Create un fondo d'emergenza (ancor prima di iniziare ad aggredire il debito).
Rimborsate il minimo debito possibile finché il vostro fondo di emergenza non raggiunga un importo minimo corrispondente almeno ad un mese di consumi, in base al vostro stile di vita. Successivamente (avrete comunque iniziato a rimborsare il debito) lentamente portatelo a 3 mesi, poi a un anno. Alimentatelo con quel 10% di incassi di cui abbiamo parlato sopra e con quant'altro riuscite a incassare.
Aprite, per questo scopo, un conto deposito (tipo Ing Conto Arancio, per intenderci: vedremo in un successivo post un confronto tra i varii conti deposito più convenienti).
Quel che importa è che creiate ORA questo vostro fondo di emergenza, stringendo finché potete la cinghia, fate qualunque cosa, fate ogni sforzo possibile, vendete la collezione di farfalle, ma fatelo subito e dimenticate di averlo. Dovete avere da parte un importo di denaro che vi permetta di non saltare finanziariamente in aria solo per colpa di una spesa imprevista. La gran parte di chi finisce tra le braccia degli usurai lo fa a causa di spese mediche o per l'autovettura. E il meccanico o il dentista non sono spese imprevedibili, ovviamente.
Creare questo fondo è una sfida, potrà richiedere molto tempo, anche molti mesi. Godetevi il piacere di vedere i vostri risparmi crescere.
7. Creato il fondo d'emergenza, ora create un mese cuscinetto tra i vostri incassi e le vostre spese. Le vostre spese del mese corrente dovranno essere basate sugli incassi del mese scorso. Dovete fare lo sforzo di rallentare le uscite e congelarle, se potete, finché non arriverete a consumare il reddito prodotto nel mese precedente e non quello che state producendo nel mese in corso.
Datevi il tempo per creare questo mese cuscinetto risparmiando su ognuna delle categorie e sulla base delle vostre spese passate. Pagate al momento solo i debiti d'emergenza.
Rimborsate il minimo debito possibile finché il vostro fondo di emergenza non raggiunga un importo minimo corrispondente almeno ad un mese di consumi, in base al vostro stile di vita. Successivamente (avrete comunque iniziato a rimborsare il debito) lentamente portatelo a 3 mesi, poi a un anno. Alimentatelo con quel 10% di incassi di cui abbiamo parlato sopra e con quant'altro riuscite a incassare.
Aprite, per questo scopo, un conto deposito (tipo Ing Conto Arancio, per intenderci: vedremo in un successivo post un confronto tra i varii conti deposito più convenienti).
Quel che importa è che creiate ORA questo vostro fondo di emergenza, stringendo finché potete la cinghia, fate qualunque cosa, fate ogni sforzo possibile, vendete la collezione di farfalle, ma fatelo subito e dimenticate di averlo. Dovete avere da parte un importo di denaro che vi permetta di non saltare finanziariamente in aria solo per colpa di una spesa imprevista. La gran parte di chi finisce tra le braccia degli usurai lo fa a causa di spese mediche o per l'autovettura. E il meccanico o il dentista non sono spese imprevedibili, ovviamente.
Creare questo fondo è una sfida, potrà richiedere molto tempo, anche molti mesi. Godetevi il piacere di vedere i vostri risparmi crescere.
7. Creato il fondo d'emergenza, ora create un mese cuscinetto tra i vostri incassi e le vostre spese. Le vostre spese del mese corrente dovranno essere basate sugli incassi del mese scorso. Dovete fare lo sforzo di rallentare le uscite e congelarle, se potete, finché non arriverete a consumare il reddito prodotto nel mese precedente e non quello che state producendo nel mese in corso.
Datevi il tempo per creare questo mese cuscinetto risparmiando su ognuna delle categorie e sulla base delle vostre spese passate. Pagate al momento solo i debiti d'emergenza.
8. Creato il fondo di emergenza e creato il mese cuscinetto, adesso stabilite quale somma indirizzare ad aggredire il debito.
Come aggredire il debito?
Il sistema che Dave Ramsey chiama della palla di neve ("Snowball") ritengo sia quello che funzioni meglio, soprattutto nei casi in cui il debito consista in somme che vi riportate a nuovo da tempo e di cui riuscite solo a pagare interessi spostando la data di rimborso (carte revolving per esempio, o scoperture bancarie). Ne abbiamo già parlato in precedenti post. In cosa consiste il metodo?
Elencate i vostri debiti in ordine di importo, dal più piccolo al più grande.
Prendendo in considerazione la mera matematica, la razionalità, andrebbe aggredito il debito con il tasso d'interesse più alto (tipo le carte di credito revolving). E così va fatto per le aziende. In realtà, come si diceva, l'indebitamento personale da consumo nasce per motivi psicologici e con psicologia se ne viene fuori.
Risulterà molto, ma molto più efficace aggredire per primo il debito più piccolo. Ottenere presto un primo risultato di eliminazione di un debito vi aiuterà a sentirvi ulteriormente motivati ad aggredire un secondo debito. Può essere frustrante la sensazione di non riuscire a smuovere, se non lentamente e con molta disciplina, un debito tanto grande da far sembrare di svuotare il mare con un secchiello. Molti rinunciano e si lasciano portare via dagli eventi.
Invece:
- stabilite un importo fisso minimo da utilizzare per ripianare i debiti
- pagate il minimo possibile su tutti gli altri debiti tranne il più piccolo al quale dedicherete tutte le risorse possibili. Ogni euro risparmiato in più andrà a ridurre questo debito
- estinto il debito più piccolo, la somma che il mese successivo si libererà perché non più necessaria ad estinguere il debito ormai spento la dirotterete sul successivo debito più piccolo (dedicherete cioè un importo sempre maggiore, man mano che avrete eliminato il debito più piccolo precedente).
Vi ritroverete, ad un certo punto ad aver estinto la gran parte dei vostri debiti e ad aggredire gli ultimi e poi l'ultimo più grosso. Con la piacevolissima sensazione di avere le vostre finanze di nuovo sotto controllo. L'esatto opposto della situazione precedente, quando un debito fuori controllo vi faceva ulteriormente indebitare per il solo fatto di sentirvi alla deriva finanziaria.
9. Dopo aver estinto i vostri debiti, continuate a risparmiare e a costruire il vostro fondo d'emergenza portandolo a 3-6 mesi di consumo e poi ad 1 anno, come si diceva al punto 6). Di nuovo, dimenticatelo.
10. Costruito il fondo corrispondente ad 1 anno di spese, ormai senza debiti e interessi passivi, investite la somma fissa dei vostri introiti (o una cifra superiore) che prima destinavate al fondo d'emergenza e all'abbatimento del debito come meglio vi aggrada (fondi, immobili, azioni) secondo principi di sana diversificazione del rischio e di cui parleremo in altro momento.
Costruite ora, senza debiti, il vostro patrimonio. E siate sempre generosi con chi è meno fortunato di voi!
Paolo Battaglia
Subscribe to:
Posts (Atom)